[info-box-shortcode title=”Quando l’illuminazione fa la differenza: il caso di Klimt a Roma” link=”url:https%3A%2F%2Fartslife.com%2F2021%2F12%2F15%2Fquando-lilluminazione-fa-differenza-caso-klim-roma%2F|title:Vai%20al%20sito|target:_blank” icon_font1=”2″ link1=”url:https%3A%2F%2Fwww.francescomurano.it%2Fwp-content%2Fuploads%2F2023%2F05%2F2021.12.15_ARTSLIFE.pdf|target:_blank” icon_font_awesome=”fas fa-file-word” bgimg=”3332″]Quanto all’illuminazione, spiega Murano, si tratta principalmente di fare i conti con l’oro che brilla nei quadri.
É essenzialmente un problema di equilibrio tra il soggetto e la decorazione che lo circonda, entrambi protagonisti dell’opera di Klimt. Anche in questo caso sono stati utilizzati dei sagomatori, speciali apparecchi capaci di circoscrivere la luce sull’opera, ma sono stati sempre sfocati o sfumati con filtri diffusori per fare in modo che la luce sembrasse emanare dall’opera stessa”.
L’architetto delle luci, dopo aver illuminato anche Monet a Palazzo Reale a Milano, Boldini a Palazzo Albergati a Bologna, Mondrian al Mudec di Milano, Wonder Woman a Palazzo Morando e TvBoy sempre al Mudec, è attualmente impegnato in nuovi allestimenti. Tra questi quello per la mostra su Paolo Pagani alla Pinacoteca di Como.[/info-box-shortcode]